mercoledì 28 ottobre 2009


Forse qualcuno si chiederà che fine ho fatto... sono chiusa da ormai circa un mese con i libri di fisica teorica a preparare il mio primo Diplom Prüfung.
AIUTO!!!
Solitamente non scrivo mai delle cose che faccio sul blog, o almeno non direttamente... solo che in questi ultimi giorni, in cui l'ansia di non farcela inizia a farsi sentire, in cui sei sicura di esserti dimenticata tutto quello che hai letto fin ora, in cui convivi con le tue quattro mura e con la tazza di thè, in cui a metà pomeriggio esci mezz'ora perchè ti è presa una voglia matta di coppa danone al cioccolato e panna (riesco sempre a mangiare come un maiale quando sono sotto esami... e qui non c'è la mamma che fa la spesa per me e ci pensa), in cui hai già fatto fuori 5 cartucce, una bic e 3 blocchi da 50 fogli, insomma nel classico periodo pre esame importante, ho talmente chiuso ogni contatto con il mondo esterno che sento la mancanza di chiunque. 
E maledico la meccanica quantistica, la statistica, i condensati di Bose-Einstein (vedi immagine...), i potenziali termodinamici e soprattutto il giorno che mi sono iscritta a fisica... anche se poi lo so che mi da un sacco di soddisfazioni...



A proposito, giusto il giorno dopo l'esame (manco tempo di rifiatare) ho il workshop con il gruppo di lavoro e inizio ufficialmente la tesi... 
Poi giuro che il weekend del 7-8 Novembre non ci sono per nessuno... dormo, vado a comprarmi le calze di lana che qui fa freddo e bevo tutta la birra che non ho bevuto in questo mese!!!

sabato 3 ottobre 2009

annozero

Ho guardato la puntata di AnnoZero "no giampy, no party"... ha fatto talmente tanto clamore che ho deciso che per una volta avrei tollerato la troppa (presunta) faziositá e le urla di una parte degli invitati.
Non voglio scendere nel dettaglio, non é questo il luogo appropriato per instaurare un dibattito che sicuramente giá nelle ristrette fila della mia famiglia potrebbe assumere una discreta sostanza. Tuttavia mi sorge il dubbio di non cogliere appieno quella che é la vicenda in questione.
Da una parte siamo di fronte ad una vicenda, l'ennesima in italia, di mala sanitá, di appalti truccati dei quali alla fine le uniche vittime sono i comuni cittadini. E la mia sensazione, presumo condivisa dai più, é che ieri sera una parte degli invitati e della platea tendesse giustamente a incentrare su questo risvolto le sue argomentazioni.
Considerando che ho fiducia nella magistratura, attualmente non spetta a noi trarre affrettate conclusioni e almeno fino al primo grado di giudizio nessuno é ancora colpevole.
L'altra faccia della medaglia è a mio avviso più intricata, in quanto si srotola su due fronti, una vicenda giudiziaria, seppur senza evidenti risvolti penali, e una vicenda pubblica, da prima pagina di rotocalco e da talk-show.
La parte giudiziaria è quella che ad oggi impedisce direttamente di capire su che fondamenta si basino le supposizioni che circolano e di collocare nel dovuto contesto le dichiarazioni volutamente incomplete delle parti in causa. Rimane quindi al comune cittadino la sola possibilitá di fare affidamento alle discussioni da rotocalco per farsi una vaga idea di quello che avviene.
Logicamente ne consegue che un giudizio su simili argomenti sia puramente soggettivo, non potrebbe essere altrimenti, e si basi su argomentazioni che esulano naturalmente da un contesto politico e si basano strettamente sulla morale del singolo.
Detto ció sembrerebbe conclusione naturale che tali vicende non debbano costituire, nel momento in cui non vanno ad intaccare i cittadini e finché non vi sia dimostrazione di reato, argomento di discussione pubblica o di colpevolizzazione di chicchessia.
Tuttavia mi ritrovo ancora una volta a chiedermi che fine abbia fatto la coerenza nel dibattito politico italiano, indipendentemente dallo schieramento. Credo non sia necessario elencare gli esempi di incoerenza che entrambe le parti hanno ampiamente dispensato in questo contesto.
Rischierei di ricadere io stessa nella stessa sequela di argomentazioni faziose che buona parte degli elettori del centro destra imputa all'elettorato di centrosinistra, di cui faccio parte, anche se ultimamente sempre meno orgogliosamente.
Nel corso della mia ormai non piú cosí breve vita ho avuto modo di sviluppare una serie di principi morali e di idee concrete su quelli che sono i temi dell'etica.
Stante da una parte la mia evidente propensione ad una visione scientifica del mondo, che mi esula automaticamente da quella che é una morale vincolata ai dogmi di una determinata religione, e dall'altra il contesto socio-culturale in cui la mia educazione ha avuto luogo, per il quale sono propensa a idee ben precise sul ruolo della donna e soprattutto sulla decenza di alcuni comportamenti sociali, non posso desimermi dall'esprimere disgusto e preoccupazione nel constatare una andamento contrario alle mie aspettative su entrambi i fronti. Mi trovo in una situazione in cui l'organo legislativo dello stato promulga provvedimenti che di fatto impediscono la mia autonomia nel decidere riguardo ai temi dell'etica di cui sopra e d'altro canto gli stessi esponenti di tale organo esibiscono nelle loro dichiarazioni, se non nella loro vita sociale, comportamenti contrastanti quella stessa morale.
Guardo inoltre allibita a come, nel nome di un plebiscito che tuttavia non trova assoluto riscontro nei numeri (la mia unica fede incrollabile), venga meno il rispetto in quelle istituzioni che sono a fondamento della Repubblica Italiana. Il tutto da un contesto privilegiato, qual'é quello in cui vivo attualmente, che mi permette un'informazione piú oggettiva e una minore veemenza nelle mie reazioni.
La mia indignazione fronte agli argomenti di cui siamo costantemente testimoni, e che ripeto non si riferiscono a reati ad oggi ancora da dimostrare e sui quali di conseguenza non sento di avere diritto di giudicare, si basa quindi sulla semplice constatazione di quello che é il ruolo riservato nella nostra societá alla donna. Senza trarre alcuno in merito, per chiarire la mia posizione, basta osservare le discrepanze tra le donne che ogni giorno svolgono un ruolo fondamentale nei gradini bassi della piramide sociale e quelle donne che dai vertici della stessa vengono portate ad esempio.
Ad accuire i miei timori contribuisce inoltre il rispecchiarsi di questa considerazione nella vita quotidiana di una parte degli uomini italiani, senza distinzione di educazione o livello sociale, che puó essere facilmente riscontrata se si vanno a leggere i commenti agli articoli sulle pagine in rete dei principali quotidiani italiani, siano essi "comunisti" (vedi Repubblica, Corriere, Fatto Quotidiano etc...) o no (Il giornale, Libero etc...)

giovedì 1 ottobre 2009

alles Gute zum Geburtstag

una mattina qualunque di un giorno qualunque. U-Bahnhof Rathaus Neukölln, U7.
Il treno vecchio modello si lascia annunciare dallo stridere dei binari. Il vagone è pieno. Dalle facce sai che i tuoi compagni di viaggio scenderanno alla prossima, a Hermannplatz, per poi perdersi chissà dove. Hermannplatz: la prima stazione a servire due linee e ad avere le scale mobili, qui a Berlino. Rimane ancora una delle più trafficate. Le persone cambiano, il treno si svuota e io mi siedo.
È una linea triste, l'U7. La più lunga di Berlino, viaggia interamente sotto terra. Congiungendo Spandau a Rudow, congiunge Gropius- a Siemensstadt: due esempi di architettura funzionalista.
E non attraversa mai il confine, non va mai all'est, Berlino-Est intendo.
Ha fatto entrambe le guerre, ma nella sua totalità ha solo pochi anni più di me.
Lo si vede nelle fermate.
Tristi e spoglie tra Rudow e Grenzallee, destinate al transito degli operai, laggiù, circondati dal confine. Ci viveva Christiane F. e ogni volta che ci passo penso a quei grattacieli che ci sovrastano e che non voglio vedere dal vivo, nel timore che siano meglio di come li descrive lei.
Da Neukölln a Mockernbrücke le stazioni sono vecchiette di 90 anni, ancora imbellite negli sfarzi di una moda che fu, quello stile Liberty delle poche case sovrastanti che hanno retto alla guerra.
La loro trasandata eleganza riflette la decadenza dei quartieri e delle piazze di cui portano il nome.
Mentre viaggiamo verso ovest sono cambiati i visi e i vestiti di chi mi accompagna, sempre più studenti si lasciano cullare dal ritmico avanzare del treno. Egli stesso subisce la trasformazione da mezzo di trasporto, brulicante di scolari dalla tipica parlata slang dei giovani turchi di germania, a biblioteca su rotaie.
Gli occhi delle persone si perdono tra le pagine di un avvincente romanzo, tra gli appunti della lezione da seguire tra poco, negli ultimi ritocchi dei compiti a casa o semplicemente tra le immagini di una rivista di moda.
Persino il suonatore di armonica si sente in imbarazzo a turbare un simile silenzio con la sua canzone italiana anni 50.
È nel breve tragitto di stazioni in stile anni 70, tra Mehringdamm e Fehrbellinerplatz, che io faccio conoscenza di Cal e poi di Julie. E come Cal vedo nei colori che mi circondano le cucine del sogno americano. Loro stessi faranno conoscenza a poche stazioni di distanza, sulla U9.
Ed è sempre qui che mi sono immaginata le mani di un mago o di un violinista, o la prima mano, quella del padre.
E se ho dimenticato il libro a casa, allora immagino la faccia delle case sopra la mia testa.
Ho fatto conoscenza solo con poche, quelle che si vedono dal finestrino di un bus notturno o nel camminare veloce dei tempi dello sciopero. Siamo in piena Berlino-Ovest. I palazzi parlano la lingua dell'architettura anni 30. Sotto di noi la linea 7 prosegue, ormai vuota di studenti. Con ogni probabilità nell'attraversare Charlottenburg si riempirà di signore borghesi, fedelmente accompagnate, nel mio immaginario, dal chihuahua col cappotto.
Poi nell'ultimo tratto non riesco più ad immaginarmela. Di Spandau non ho ricordi, se non quelli spaventati di una notte in macchina, esattamente 2 anni fa.

Ah già dimenticavo, oggi è il secondo compleanno: Alles Gute zum Geburtstag!!