Ho guardato la puntata di AnnoZero "no giampy, no party"... ha fatto talmente tanto clamore che ho deciso che per una volta avrei tollerato la troppa (presunta) faziositá e le urla di una parte degli invitati. Non voglio scendere nel dettaglio, non é questo il luogo appropriato per instaurare un dibattito che sicuramente giá nelle ristrette fila della mia famiglia potrebbe assumere una discreta sostanza. Tuttavia mi sorge il dubbio di non cogliere appieno quella che é la vicenda in questione.
Da una parte siamo di fronte ad una vicenda, l'ennesima in italia, di mala sanitá, di appalti truccati dei quali alla fine le uniche vittime sono i comuni cittadini. E la mia sensazione, presumo condivisa dai più, é che ieri sera una parte degli invitati e della platea tendesse giustamente a incentrare su questo risvolto le sue argomentazioni.
Considerando che ho fiducia nella magistratura, attualmente non spetta a noi trarre affrettate conclusioni e almeno fino al primo grado di giudizio nessuno é ancora colpevole.
L'altra faccia della medaglia è a mio avviso più intricata, in quanto si srotola su due fronti, una vicenda giudiziaria, seppur senza evidenti risvolti penali, e una vicenda pubblica, da prima pagina di rotocalco e da talk-show.
La parte giudiziaria è quella che ad oggi impedisce direttamente di capire su che fondamenta si basino le supposizioni che circolano e di collocare nel dovuto contesto le dichiarazioni volutamente incomplete delle parti in causa. Rimane quindi al comune cittadino la sola possibilitá di fare affidamento alle discussioni da rotocalco per farsi una vaga idea di quello che avviene.
Logicamente ne consegue che un giudizio su simili argomenti sia puramente soggettivo, non potrebbe essere altrimenti, e si basi su argomentazioni che esulano naturalmente da un contesto politico e si basano strettamente sulla morale del singolo.
Detto ció sembrerebbe conclusione naturale che tali vicende non debbano costituire, nel momento in cui non vanno ad intaccare i cittadini e finché non vi sia dimostrazione di reato, argomento di discussione pubblica o di colpevolizzazione di chicchessia.
Tuttavia mi ritrovo ancora una volta a chiedermi che fine abbia fatto la coerenza nel dibattito politico italiano, indipendentemente dallo schieramento. Credo non sia necessario elencare gli esempi di incoerenza che entrambe le parti hanno ampiamente dispensato in questo contesto.
Rischierei di ricadere io stessa nella stessa sequela di argomentazioni faziose che buona parte degli elettori del centro destra imputa all'elettorato di centrosinistra, di cui faccio parte, anche se ultimamente sempre meno orgogliosamente.
Nel corso della mia ormai non piú cosí breve vita ho avuto modo di sviluppare una serie di principi morali e di idee concrete su quelli che sono i temi dell'etica.
Stante da una parte la mia evidente propensione ad una visione scientifica del mondo, che mi esula automaticamente da quella che é una morale vincolata ai dogmi di una determinata religione, e dall'altra il contesto socio-culturale in cui la mia educazione ha avuto luogo, per il quale sono propensa a idee ben precise sul ruolo della donna e soprattutto sulla decenza di alcuni comportamenti sociali, non posso desimermi dall'esprimere disgusto e preoccupazione nel constatare una andamento contrario alle mie aspettative su entrambi i fronti. Mi trovo in una situazione in cui l'organo legislativo dello stato promulga provvedimenti che di fatto impediscono la mia autonomia nel decidere riguardo ai temi dell'etica di cui sopra e d'altro canto gli stessi esponenti di tale organo esibiscono nelle loro dichiarazioni, se non nella loro vita sociale, comportamenti contrastanti quella stessa morale.
Guardo inoltre allibita a come, nel nome di un plebiscito che tuttavia non trova assoluto riscontro nei numeri (la mia unica fede incrollabile), venga meno il rispetto in quelle istituzioni che sono a fondamento della Repubblica Italiana. Il tutto da un contesto privilegiato, qual'é quello in cui vivo attualmente, che mi permette un'informazione piú oggettiva e una minore veemenza nelle mie reazioni.
La mia indignazione fronte agli argomenti di cui siamo costantemente testimoni, e che ripeto non si riferiscono a reati ad oggi ancora da dimostrare e sui quali di conseguenza non sento di avere diritto di giudicare, si basa quindi sulla semplice constatazione di quello che é il ruolo riservato nella nostra societá alla donna. Senza trarre alcuno in merito, per chiarire la mia posizione, basta osservare le discrepanze tra le donne che ogni giorno svolgono un ruolo fondamentale nei gradini bassi della piramide sociale e quelle donne che dai vertici della stessa vengono portate ad esempio.
Ad accuire i miei timori contribuisce inoltre il rispecchiarsi di questa considerazione nella vita quotidiana di una parte degli uomini italiani, senza distinzione di educazione o livello sociale, che puó essere facilmente riscontrata se si vanno a leggere i commenti agli articoli sulle pagine in rete dei principali quotidiani italiani, siano essi "comunisti" (vedi Repubblica, Corriere, Fatto Quotidiano etc...) o no (Il giornale, Libero etc...)