
Sono passati ormai un'infinità di mesi. E sono di nuovo a casa a Genova. Ma è questa la mia casa? Non ne sono del tutto sicura, ogni giorno che passa lo sono ancora meno. Se dovessi mettermi a riempire il vuoto dei mesi che non ho scritto non finirei più, e forse non ne sarei nemmeno capace. Questo post ho pensato seriamente di scriverlo in tedesco, anche perchè non so più per chi scrivo. Se per quelli che ho ritrovato qui o per quelli che ho lasciato la.
Quelli a cui penso ogni mattina quando suona la sveglia e immancabilmente ci metto un'ora ad alzarmi dal letto. Eccezion fatta per questa mattina che dovevo dare nucleare, il penultimo esame della laurea triennale. E poi? Una volta laureata cosa combinerò?
Voglio tornare su, anche se le paure e le indecisioni non sono facili da ignorare. E' una scelta radicale di quelle che ti cambia la vita. Però è vero che in questi 10 mesi ho capito perchè mi sono iscritta alla facoltà di fisica. E mi sono resa conto che non è mera follia. Certo, follia ce ne è parecchia, non lo nego. Però c'è tanta passione, anche. Passione che viene fuori quando qualcuno ti apprezza per il lavoro che fai, quando lo studio non finisce solo in un voto registrato sul libretto, quando un 24 è meglio di un 30 e lode perchè sai il sudore che ci sta dietro. Non scrivo dalle vacanze di aprile. Nel frattempo è trascorso il semestre più edificante della mia carriera accademica. E non solo a livello di risultati conseguiti. Quelli si sono addossati tutti nelle ultime tre settimane di Berlino, ma gli apprezzamenti che si sono susseguiti durante tutto il semestre hanno lasciato una traccia indelebile in me. Così come i rapporti personali che ho costruito e ricostruito. E' stato un susseguirsi di soddisfazioni e un ritrovarsi tra persone che mi hanno fatto sentire a casa. Non solo ho prodotto una tesi di laurea ma ho anche fatto parte di un gruppo che mi ha accolto come se fossi una di loro, e non importavano gli anni di differenza e i titoli di studio. Perchè se loro per me erano un modello da seguire, al contempo io venivo apprezzata per quello che riuscivo a dare nonostante mancasse la conoscenza acquisita sui libri di testo. Ed era una cosa che non mi era mai successa e che non so se sia possibile anche qui.
E poi c'è stato il rientro. Non è mai facile il rientro da un Erasmus, il tornare a casa dei genitori, il rivedere quelle persone che non vedevi da mesi e tra le quali magari hai perso il tuo posto. E non perchè loro si siano dimenticate di te, ma perchè tu ora senti di aver bisogno di un altro spazio. Sai di non essere più quella che eri prima, sai di essere cresciuta. Alterni giorni da "grande puffo" in cui ti senti il saggio del villaggio a giorni in cui prenderesti a testate il muro e avresti bisogno di qualcuno che ti coccolasse come se fossi una bambina di 3 anni a cui hanno rubato la caramella. Perchè alla fine a me la caramella non me l'ha rubata nessuno, è solo finita troppo in fretta. E in bocca è rimasto il sapore agrodolce dei bei ricordi misti alla nostalgia di un qualcosa che non c'è più e che non ci sarà necessariamente di nuovo solo per il fatto di mettere piede nella capitale.
Perchè comunque tu lo affronti l'erasmus è un'esperienza destinata a durare poco e solo grazie a questo assume le connotazioni che assume. E' un insieme di persone che cercano lo stesso che cerchi tu e sono disposte a darti, in qualunque momento tu ne abbia bisogno, lo stesso che tu daresti loro. E' un grande gruppo che si tiene su solo grazie alla reciproca collaborazione. Ma una volta ristabiliti gli equilibri della vita quotidiana non è necessariamente detto che la cosa si protragga. Dopo un certo momento subentra l'egoismo intrinseco dell'essere umano. E tu non sei più la persona sperduta che ha bisogno di sostegno così come non lo sono loro. E tornato a casa, nessuno si rende conto che tu sei più sperduto che mai perchè alla fine tu qui c'eri nato e cresciuto e 10 mesi non possono fare chissà che differenza. E invece quelli erano i 10 mesi che hanno cambiato la tua vita.